lunedì 6 novembre 2017

Luigi Ballerini e la letteratura distopica per ragazzi

Mercoledì 1 novembre abbiamo avuto il piacere di incontrare alla fiera del libro di Anversa Luigi Ballerini, un autore di origine ligure impegnato non solo nella scrittura di testi per adolescenti, ma realmente coinvolto nel mondo giovanile vista la sua prima professione da psicanalista. Al Boekenbeurs ha presentato la traduzione nederlandese di Io sono Zero (Mijn naam is nul) e Imperfetti (Onvolmaakt), due lavori che hanno suscitato l’interesse del pubblico presente, il quale si è interrogato sul processo di scrittura alla radice di questi due romanzi.



La scelta di partire, in entrambi i libri, da una realtà alterata, tecnologicamente sconvolta, vuole far avvicinare il ragazzo-lettore ad un mondo che conosce molto bene: quello virtuale dei social network, dove la rete ampia di conoscenze è debole in quanto alimentata da un mezzo informatico e pone al centro un individuo solo e incapace di distinguere cosa è autentico e cosa non lo è. Zero, il protagonista del primo racconto, solo in seguito ad un blackout riesce a prendere coscienza di quanto la propria società sia stata contaminata da un’uniformante tecnologia e da qui prende le mosse per scoprire se stesso. Nel corso di tutta la narrazione, nella mente del quattordicenne si insinua una voce che lo richiama alla disciplina e all’ordine, una sorta di Super-Io freudiano, ovvero quel bagaglio di preconcetti culturali dati dalla famiglia e, in questo caso, dal mondo apatico in cui si trovava prima e che ora deve mettere a tacere.



In Imperfetti, invece, viene messo in discussione il concetto di talento associato alla perfezione, una strada che non può portare alla felicità. Ballerini disegna tre personaggi, ovvero tre concorrenti di un reality televisivo costretti ad essere plasmati seguendo un canone che tuttavia non riescono a rispettare, vista l’impossibilità di reprimere i tratti originali di ciascuno di noi. La critica è diretta ai modelli proposti dalla TV, ma anche all’errore genitoriale di pretendere il figlio “perfetto”.

Sara Lovisa, Giulio Napoletano, Luigi Ballerini, Emiliano Manzillo

L’autore presenta una realtà a tratti spietata, non filtra le problematiche che intende affrontare e lascia al lettore il margine d’interpretazione dei fenomeni che descrive, come accade nel finale aperto di Imperfetti. Al ragazzo che legge viene infatti richiesto senso critico, viene stimolato allo sviluppo di una propria posizione davanti ad un fatto, si crea insomma una dimensione paideutica all’interno del romanzo. Per poter arrivare a questo risultato e rendere più realistico possibile lo scenario distopico dei suoi racconti, Ballerini ricorre alla propria esperienza, riporta sulla pagina dei personaggi i quali tratti caratteriali ricordano alcuni suoi amici, recupera le sensazioni che provava da ragazzino (come la prima volta che ha visto e toccato la neve, stessa esperienza che vive Zero una volta uscito dal suo mondo virtuale) e, per finire, s’impegna in un costante lavoro di scrittura e riscrittura, cestinando e ripescando idee già elaborate, talvolta desideroso di concludere una storia per poterne iniziare una nuova che già si fa largo nella sua mente.



Luigi Ballerini è stato ospite ad Anversa grazie alla collaborazione tra Clavis e Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.






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